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[BENZINA SUL FUOCO]

Aggiornamento: 23 set 2021

A cura di Andrea Masperi


Non mi trovo spesso a raccontare quello che faccio ed incontro durante il mio lavoro in ospedale, molto probabilmente perché si è ancora molto attaccati all’idea che il tecnico di radiologia sia solo “quello che fa le LASTRE” o che “schiaccia i bottoni”, però oggi ho l’occasione di togliermi un enorme macigno dallo stomaco scrivendo queste poche parole.



Chi sono

Mi chiamo Andrea, ho 27 anni e lavoro come Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM) presso un importante ospedale oncologico milanese, a differenza di molti dei miei colleghi che lavorano a Bergamo, Brescia, Crema, Lodi o nei COVID-HUB di Milano e provincia l’esperienza COVID l’ho vissuta di striscio.





Il tecnico sanitario di radiologia (cito direttamente il nostro codice deontologico) è il professionista sanitario responsabile nei confronti della persona degli atti tecnici e sanitari degli interventi radiologici aventi finalità di prevenzione, diagnosi e terapia.

Una bella differenza con “quello che fa le lastre” vero?

Avete presente quelle immagini dei polmoni viste molto spesso sui social e in TV? Queste immagini le facciamo noi TSRM, rendiamo chiaro ciò che non si sa o che si presume di sapere, senza di noi potremmo tranquillamente affermare che i medici sarebbero ciechi, ma non voglio parlare di immagini, vorrei invece soffermarmi sui soggetti essenziali che riguardano la mia professione, i pazienti.


I pazienti

Lavorando in un ospedale oncologico incontro pazienti che si devono sottoporre ad una TAC, ad una risonanza magnetica, ad un intervento angiografico o anche semplicemente ad una radiografia che in un modo o nell’altro decideranno la loro VITA; se potranno finire la chemioterapia, se dovranno iniziare un nuovo ciclo o cambiare approccio terapeutico o purtroppo per riconoscere che non c’è più nulla da fare.

In questi anni ho imparato il vero significato della parola PAURA.

Queste persone prima di iniziare uno di questi esami sono spaventate, sono emotivamente e fisicamente fragili e spesso…crollano.

Non mi ritengo San Francesco, ma credo profondamente che un'espressione di conforto, un sorriso, la vicinanza, il contatto inteso come un abbraccio, una carezza o una pacca sulla spalla in questi momenti abbiano davvero un grandissimo potere terapeutico.


L'arrivo del covid19

Con l’arrivo del COVID19, la mia vita e anche quella di questi pazienti è cambiata, come se ce ne fosse stato davvero bisogno PORCA T***A; benzina sul fuoco.

Come tutti gli operatori sanitari anche noi TSRM ci siamo rinchiusi sotto a camici sterili idrorepellenti, a visiere di plastica, abbiamo perso la sensibilità delle mani sotto 3 paia di guanti, abbiamo coperto i nostri volti con le mascherine chirurgiche, con le FFP2 (quando c’erano) o dietro entrambe quando si veniva a contatto con un paziente definito sospetto per COVID; diciamo che in questo senso anche se tra mille sudate e segni di abrasioni su naso e mani abbiamo aggiunto, ma cosa abbiamo perso?


Abbiamo mantenuto distanze, abbiamo coperto i nostri volti e i nostri corpi ma abbiamo lasciato scoperto un nervo molto teso, quello della paura, i nostri pazienti infatti oltre alla paura della patologia oncologica, che nel tempo per loro è una certezza, col COVID si è aggiunta la paura anche di qualcosa che diventa possibilità, nell’aggravare le loro condizioni di salute; altra benzina e il fuoco si alza.

La mancanza di quei piccoli gesti di conforto o di quel sorriso per incoraggiarli nei momenti difficili è stato per me come perdere uno dei pochi alleati nella battaglia alla sofferenza e alla paura che tutti i giorni dobbiamo combattere.


Continueremo però a girare per l’ospedale con i nostri portatili, per raggiungere i pazienti che sono rinchiusi nelle loro stanze, perché stanno troppo male, portando loro un sorriso attraverso una battuta o parlando dell’Inter mentre eseguiamo le radiografie a letto; continueremo ad avvisarli del caldo provocato dall’iniezione del mezzo di contrasto della TAC, raccomandandogli di rimanere bene fermi durante un esame di risonanza magnetica.

Il COVID ci ha tolto tanto, ma la voce, quella no!

Siamo TSRM, la voce contro il COVID.
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