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[Fase 1 - Fase 2: Covid e Psiche, possono convivere?]

Aggiornamento: 23 set 2021

A cura della Dott.ssa Federica Vecchieschi

Con la collaborazione della dott.ssa Chiara Salvatelli


Tutto è cambiato e dobbiamo prenderne consapevolezza. Ogni trasformazione porta con sé novità e miglioramento.

Sono Federica Vecchieschi, psicologa clinica e coordinatrice di comunità. Lavoro e vivo a Milano. La mia vita professionale e personale è cambiata dal 08/03/2020.

L’emergenza pandemica ha purtroppo delineato nuovi scenari in cui tutti siamo stati coinvolti.


La fase 1

All’inizio della fase 1 tutto è sembrato difficile, innaturale, impensabile e abbiamo avuto bisogno di rassicurazioni, di vicinanza, di sostegno. La consapevolezza che tutti stavano condividendo la stessa situazione e provando gli stessi sentimenti, ci ha fornito il supporto necessario per iniziare un lungo e faticoso processo di accettazione. Solo quest’ultima ci ha permesso di rimanere all’interno delle nostre abitazioni, degli ospedali, delle case di cura, delle comunità e di ogni luogo che, per ciascuno di noi, è stato una casa in questo lungo periodo di transizione.

L’ uomo ha una capacità naturale: lo spirito di adattamento. Con il passare dei giorni il nostro fisico e la nostra mente hanno cercato di adattarsi e ristrutturarsi per riuscire ad adeguarsi alla realtà che vivevano e che proponeva loro nuove sfide.


  • Il bisogno più grande che abbiamo dovuto mettere da parte è stato quello di socializzare, ovvero la necessità dell’incontro con un altro diverso da me, che ci facesse sentire parte di una collettività, se pur umana e vulnerabile. Non c’è stata più la possibilità di toccarsi, di una vicinanza fisica, calorosa, affettuosa, ma solo distanza e lontananza. Solo dalla mancanza, dallo spazio vuoto, è però possibile il desiderio, l’aspirazione densa di speranza verso qualcosa che forse prima si aveva, anche se forse non ci si accorgeva più del suo vero significato, del potenziale che apportava alle nostre vite. La consapevolezza e l’accettazione nascono dalla perdita e dal lutto per qualcosa che non c’è più stato.



  • Un altro importante cambiamento è stato lo svolgimento della nostra quotidianità. La routine di ogni giornata è stata interrotta bruscamente per far posto a qualcosa di completamente diverso. Chi ha vissuto in famiglia, ha trovato il legame con i figli, le videolezioni, lo smartworking, le pietanze riscoperte, letto libri accantonati, il cinema a casa, le partite a carte, i balli in famiglia e molto altro. Tutto questo ha delineato un nuovo senso nello svegliarsi la mattina, districandoci tra nuove difficoltà come gli spazi soffocanti e spesso condivisi di una casa, la noia nell’affrontare ventiquattrore senza una meta, o alle volte la solitudine. I cambiamenti spesso risultano traumatici, ed è grazie alla resilienza, la capacità psicologia in grado di affrontare eventi di questo tipo, che l’uomo ha ritrovato nuove soluzioni in casa propria, nell’ambito ospedaliero, lavorativo, al supermercato e in tutti i luoghi e gli spazi di vita e cui si trovava a dover riscrivere una nuova narrazione di senso.

  • In molti non hanno potuto dare l’ultimo saluto ai propri cari, è importante sottolinearlo poiché il lutto è proprio uno di quegli eventi che solitamente ci fa sentire vulnerabili e fragili, esplicitarlo ci permette di renderlo pensabile, soprattutto collettivamente, poiché la morte è un fatto culturale e non individuale. Il sostegno degli amici, dei parenti, della comunità ci aiuta a verbalizzare qualcosa di impronunciabile e spesso inaccettabile. Tutti questi vissuti sinceri, profondi e legittimi, sono ancora lì, aspettano di essere accolti ed elaborati.

  • Molte persone si sono trovate nella condizione di dover assistere malati affetti da Covid-19, vedendo altri esseri umani perdere la vita, cercando di ritrovare ogni giorno una motivazione nuova per tornare al lavoro, per vincere lo sconforto, la paura e l’impotenza generati da una ordinarietà frustrante. Forse però si è provato anche meraviglia, stupore, felicità nell’essere partecipe di una collettività funzionante, costruttiva, di un amore filiale verso un prossimo in situazione di necessità.

Ci sarà bisogno di tempo per metabolizzare conseguenze ed esiti di questo lungo periodo, non si deve esitare nel chiedere aiuto o nell’essere accompagnati nell’elaborare queste trasformazioni, affinché da un’alterazione si arrivi ad un’evoluzione.


 

Alcune buone prassi utili alla corretta ripresa della fase 2


  1. Fondamentale è continuare a mettere gli obbligatori dispositivi di protezione individuale come mascherine, e guanti, tenere la distanza di un metro, e seguire tutte le indicazioni ministeriali idonee. Oltre alla salute fisica c’è da mettere al centro dell’attenzione la salute psicologica. Ascoltarsi e chiedere aiuto ad un professionista psicologo in caso di necessità.

  2. Non dobbiamo stupirci se tutta l’energia che ci sembrava di avere i primi giorni di fase 2, lentamente sembra attenuarsi. Apparentemente ci sembra di non averne utilizzata in precedenza, ma soprattutto nella fase 1 c’è stato bisogno di risolutezza ed efficienza.

  3. Siamo confusi su come sarà il nostro futuro? E’ una domanda lecita. Il virus ha preso tutti alla sprovvista, soprattutto la nostra mente e il nostro corpo. Diamoci del tempo per riprendere l’attività lavorativa, per capire come vivere in una società a prova di mascherina, per tornare a trovare le persone care, per andare in posta, dal parrucchiere, dall’estetista e tutto quello che abbiamo dovuto rimandare. Facciamolo ora con il giusto tempo e la modalità che sentiamo più vicini alle nostre esigenze.

 

Conclusioni

Concluderei con la frase del Segretario delle Nazioni Unite António Guterres:

«La salute mentale è al centro della nostra umanità. Ci consente di condurre vite ricche e soddisfacenti e di partecipare alle nostre comunità. Ma il virus COVID-19 non sta solo attaccando la nostra salute fisica; sta anche aumentando la sofferenza psicologica.  Il dolore per la perdita dei propri cari, lo shock per la perdita di posti di lavoro, l’isolamento e le restrizioni nei movimenti, le dinamiche familiari difficili, l’incertezza e la paura per il futuro, i problemi di salute mentale, inclusi depressione e ansia, sono alcune delle maggiori cause di sofferenza nel nostro mondo».

 

Di seguito troverete alcuni link sull’argomento da me citato come spunti di riflessione e approfondimento.

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